Nella selva di guglie e torrioni della val dei cantoni, in Civetta, spicca per la sua forma la cima dell'Elefante, la cui sagoma ricorda in modo preciso l'animale da cui il nome. La via normale presenta difficoltà di 3° grado in camino, su roccia buona con le soste chiodate. Anche questa salita di camino, in stagioni come questa troppo piovose, diventa bagnata e viscida.


Dal rifugio Vazzoler si percorre il sentiero che porta alla torre di Babele o al bivacco Tomè. In vista dell 'elefante, usciti da una zona con mughi, si risale il canalone tra lo Gnomo e la nostra cima, fino a dove una cengia verso sud-ovest permette di salire in diagonale. In breve, con passaggi di 1° grado, si arriva all'estremità della proboscide del pachiderma. Si piega ora a destra, salendo un tratto ghiaioso e giungendo in un canale-camino, dove si attacca.

Si supera il primo masso incastrato (3°+, due chiodi con cordino sopra al masso) e si prosegue per il camino fino ad un pulpito (cordino su spuntone), si supera una spaccatura e si giunge in una zona più facile, sostando su un ottima clessidra con fettuccia sulla destra (45 m). Dopo un tratto semplice (40m 1°, chiodo), si sale ancora nel camino superando 3 salti (3° grado, un chiodo in una nicchia a destra e un vecchio cuneo di legno sul fondo del camino) ,

sostando su cordino attorno a un masso incastrato.
Dal masso incastrato il camino diventa canale e porta senza difficoltà (un pass 2°) a una strettissima forcellina, che si oltrepassa (splendida visione della torre di Babele). Dalla forcellina, per facili rocce sulla sinistra si giunge alla base dell'ago sommitale, alto una quindicina di metri, la cui vetta si raggiunge con difficoltà di 3° grado.



La discesa si effettua in doppia (calate di 30m) lungo la via di salita.
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