Nella iper frequentata Moiazza si possono trovare itinerari poco conosciuti, pur nella loro comodità e bellezza. L'itinerario qui descritto percorre lo spigolo sud della Croda Spiza, passando per la ponta dei gir, e ricongungendosi alla via di Penasa e Facciotto del 1941.
Dal passo duran in circa un ora si arriva alla base della croda spiza, spostandosi verso lo spigolo sud. Qui l'attacco, nei pressi di un diedro inclinato. il primo tiro, con il tracciato seguito
Si sale il diedro inizialmente di 3° grado, per uscirne verso sinistra dopo circa 15 metri. Si percorre ora la parete (4°)puntando al diedrino giallo in alto, che inizia nei pressi di una cengetta. Il diedrino presenta una partenza strapiombante e su roccia malsicura. Si sale per circa 10 metri nel diedro, su roccia un pò friabile ma proteggibile con chiodi e friends, uscendo poi a sinistra giunti sotto allo strapiombetto terminale (pass 5+). Si sosta quindi su mughi (50 metri).
verso il diedro di 5+
Si supera ora un caminetto di pochi metri(3°), arrivando poi senza difficoltà fino in vetta alla ponta dei gir (2°, 50m)). Da qui si prosgue con prudenza per facili placche inclinate alternate a zolle erbose, giungendo alla base del diedro appoggiato terminale (pass 2°). Il diedro-camino di roccia compatta è lungo circa 40 metri e presenta passaggi di 3+, al suo termine si sosta in vetta, assicurandosi a un masso. Il diedro inclinato finale
L'uscita della via
La discesa si svolge sul lastrone sommitale, puntando a una forcellina e calandosi da un masso con una doppia di circa 7 metri. Per ghiaie si ritorna in breve nei pressi dell attacco
domenica, maggio 11, 2008
Croda Spiza
lunedì, settembre 10, 2007
Cima dei Balconi
Caratterizzata da una grande parete che sovrasta Col di Prà, è una cima formata da una cresta che termina nei pressi dell'altopiano delle pale di san martino. La via di salita qui descritta è un itinerario fino al 2° grado, a tratti esposto sopratutto in cresta. Un pò prima della vetta è presente un caratteristico, e rinomato, cuore di roccia.
Da gares si segue il sentiero per malga campigat, da dove si imbocca una stradina terrosa in direzione di campo boaro. Si abbandona la stradina in corrispondenza di un tornante su un prato. Si prosegue per il prato e si scende un brutto canale friabile, di roccie marroni e verdi, con un passaggio di 2 grado. Si risale il versante opposto in direzione del piccolo nevaio (come in foto), poi si percorre una cengia erbosa a sinistra fino ad incontrare un canale che si risale interamente (1 pass 2° circa) fino ad una zona ghiaiosa. Da qui, a destra di un canale -camino, si sale lungo facili rocce senza via obbligata fino in cresta (pass 2°).
Qui si incontra il famoso cuore.
Dal cuore si prosegue facilmente per la cresta esposta fino in vetta.
Si continua quindi per la cresta, fino a che un passaggio difficile consiglia di scendere a destra, proseguire per una cengia e riprendere la cresta dopo una 40ina di metri. Qui terminano le difficolta e , risalita una scarpata di 200m di dislivello fino al coston delle saline, si arriva sull altopiano e si imbocca il seniero segnalato che riporta a campigat passando per il campo boaro
la cresta della cima dei balconi, dal coston delle saline
mercoledì, agosto 15, 2007
Guglia Rudatis
Ancora un uscita nel gruppo del Civetta..
La guglia rudatis (guglia della XLIII legione alpina Piave) è uno slanciatissimo torrione alto circa 100 metri sul versante ovest, posto all'imbocco del canalone degli aghi, proprio sopra alla sella di Pelsa.
La via normale di salita è un arrampicata di 80 metri fino al 5 grado, su roccia ottima. Qualche vecchio chiodo è presente nei 2 tiri di corda.
Si accede dal rifugio Vazzoler dirigendosi verso il Tissi. Sulla sella di Pelsa si devia a destra verso il canalone degli aghi. Ci si porta quindi all'attacco sul versante sud della nostra Guglia. La via percorre il versante sud-est della cima.
Si iniza ad arrampicare appena sotto alla forcellina tra il Bocia e la guglia, salendo prima per 3 metri su un roccione appoggiato alla parete (3°), attraversando quindi verso sinistra fino a riprendere lo spigolo. Da qui si sale prima verso sinistra (chiodo vecchio) , si supera un breve diedro (5°, chiodo vecchio) e altri strampiombetti e si giunge a un comodo terrazzino sotto a un pronunciato strapiombo (45 metri, 4 con passaggi di 5°). Dalla sosta chiodata si attraversa verso sinistra per una cengetta, per poi superare uno strapiombo appena oltrepassato lo spigolo (chiodo, 4+). Si attraversa verso sx ancora un pò e si sale prima in una nicchia, poi oltrepassando un altro chiodo e giungendo infine in vetta dopo aver superato un altro strapiombetto (5°). La roccia è ottima e ben appigliata lungo entrambi i tiri. In vetta Cè una clessidra a cui assicurarsi temporaneamente prima di raggiungere lo spuntone di calata, posto sulla verticale del terrazzino del primo tiro. Con due calate di 30 e 40 metri si ritorna alla base.
Strapiombo aggirabile nell' ultimo tiro
giovedì, luglio 19, 2007
Tridente del camp
Caratteristica cima del gruppo della Moiazza, posta nel ramo dei Cantoi del Framont.
Dal Passo Duran si percorre l'alta via in direzione Forcella Camp. Poco prima di essa si risale un canale pieno di mughi, trnendosi sulla sinistra, giungendo alla forcella della Pala del Camp (tra tridente e pala). Si sale ora il dosso mugoso giungendo alla base della parete (2.15 ore dal passo duran).
Si sale ora sulla parete del mignolo, mirando a una macchia di mughi in alto, caratterizzata dalla presenza di un piccolo obelisco di roccia( 30m, 3). Si prosegue ora in prossimità della crestina (iniziale passaggio di 4°), tenendosi sulla parete esterna, e giungendo alla forcellina del mignolo (40 metri, 3-4) sostando su un masso. Ora si può salire il mignolo, aggirando a sinistra dei piccoli tetti, salendo uno strapiombetto (6°/a0, chiodo) e giungendo sull'esile vetta (4°). Con una calata di 15 metri da un masso di nuovo in prossimità della forcellina.
Da qui con 45 metri si arriva sulla punta di mezzo, salendo inizialmente la paretina sopra alla forcella, piegando poi a sinistra in un canalino-camino, e giungendo per roccette e canalini in vetta (4-3, sosta su mughi o massi).
salendo sulla punta di mezzo, dalla forcellina del mignolo
La discesa si effettua dal versante nord fino alla forcella con la punta nord (40 metri), e con un altra calata lunga a piacere nel canalone che riporta in prossimità della base. Volendo dalla forcella si può raggiungere la punta nord con passaggi di 2+.
martedì, giugno 19, 2007
Cima delle Mede e Dente della Henrietta
Il ramo dei cantoni di Pelsa rappresenta la zona più caratteristica del gruppo del Civetta. In questa zona è presente infatti una grande quantità di cime, guglie, campanili, tutti saliti e nominati, anche se alti solo 20 metri sopra le ghiaie.
La cima delle Mede è invece una delle più alte di questo ramo di civetta, la salita è caratterizzata dalla cattiva qualità della roccia nei brevi passaggi di arrampicata.
In primo piano il dente della Henrietta, dall 'attacco per la cima delle mede
Da capanna trieste si segue la stradina sterrata
per il rifugio vazzoler e superatolo, prima di una discesa sotto alla torre Venezia, si sale per un sentierino a destra, superando l'attacco della normale alla torre Venezia ed entrando nel grande ghiaione della Val delle Mede. Si risale il ghiaione fino alla forcella delle mede, mirando a superare la paretina di destra. Questa si supera tramite fessura pochi metri più in la di detta forcella, giungendo a una sosta 15 metri più in alto , oppure , proseguendo ancora qualche metro a sinistra guardando la parete, per placche inclinate, per poi ritornare sopra alla fessura e raggiungere la sosta a chiodi. In entrambi i casi 3 grado. Dalla sosta, per camnalini e roccette, si mira a un torrione isolato, aggirandolo a destra e salendo quindi un canalino roccioso fino al suo termine (max 2 grado). Da qui si segue una cengia ghiaiosa fino a che si incontra un canalino. Si sale a destra del canalino per roccette, giungendo sull anticima delle Mede. Da qui si scende per 5 metri alla forcella del Bancon (noi abbiamo lasciato tempraneamente un cordino da utilizzare al ritorno per facilitare la salita sulla roccia marcia) e si sale il versante opposto, superando la paretina iniziale tramite una rampetta liscia alcuni metri a destra della forcella (fino al 2+). Si va ora verso sinistra, girando il fianco della cima, e giungendo quindi per facili rocce alla vetta. Discesa per la stessa via, con 10 metri di doppia sopra alla forcella del bancon, e altri 10-15 fino a forcella delle mede. Durante la salita si incontrano diversi ometti di sassi.
Civetta dalla cima delle mede
Ora , ritornati alla forcella delle mede, si può salire il dente della Henrietta, caratteristico torrione di una trentina di metri. Si va quindi a verso ovest una forcellina , che forma con un altro roccione. Si salgono quindi 20 metri di roccia compatta, obliquando leggermente verso destra , fino all esilissima vetta (iniziale passaggio di 4°, poi 3° grado). salendo sul dente
Si scende infine per ila val delle Mede.
lunedì, maggio 28, 2007
Dente di Satanasso
Ardita cima a due punte situata nella stupenda zona orientale del gruppo dell Agner, sopra Agordo.
L'itinerario descritto raggiunge una delle due cime, quella più a sud.
Dalla malga Agner de fora si attraversa brevemente verso destra fino a incrociare alcuni alberi abbattuti da una valanga. Si risale la zona valanghiva fino a raggiungere i pendii della Pala della Madonna, putroppo caratterizzata dalla presenza di reti paravalanghe.
Si attraversano i paravalaghe, tenedosi a livello del Dente, giungendo al limite della Pala, dal quale si trova il passaggio più comodo per arrivare alla forcellina tra il Dente di Santanasso e alcune propaggini dello Spiz della lastia. Qui l'attacco.
Si sale per una rampa erbosa e rocciosa, con la possibilità di sostare a un mugo alla sommità di essa. Dall'ottimo mugo, attraversando verso sinistra (1°) per 20 metri fino a una nicchia erbosa, e poi salendo per 30 metri , dapprima lungo la parete sovrastante (3° grado) e poi per camino (4°), si giunge alla cresta, sostando su uno spuntone poco pronunciato. Da qui con una trentina di metri sulla cresta affilata (2°) si arriva alla cima.
L'altra cima, da noi non raggiunta, è raggiungibile per cresta , dopo essere scesi a una forcellina.
La discesa avviene per la via di salita, con doppia di 30 metri fino alla nicchia
martedì, dicembre 26, 2006
Gnomo di Babele
Piccola cima nel gruppo del Civetta, più precisamente all imbocco della val dei Cantoni.
Si risale il canalone tra queste due cime, fino nei pressi della forcella tra Gnomo e torre di Babele. Si sale brevemente un costone a destra, per poi abbassarsi (spuntone per ancoraggio) alla forcellina vera e propria (2° friabile), destreggiandosi tra la paretina e un enorme masso incastrato. Si sale una rampa, si arriva su un pulpito erboso (2°), con masso, e si affronta una breve paretina di 3° ( 5 metri ma esposto). Si aggira la cima verso est lungo una banca erbosa e baranciosa, per poi salire sulla rocciosa vetta con dei passaggi di 2°+. (30/40 minuti dall attacco)
Discesa:Dalla cima possibile doppia su clessidra fino alla banca erbosa. Poi con una corda doppia di 25 metri dai mughi dopo il salto di 3° grado si arriva alla forcellina. Qui o si scende direttamente nel canalone o si risale la paretina scesa all inizio. Si scende poi lungo il canalone.
domenica, novembre 19, 2006
Cima di forcella stretta

Cima non molto accentuata appena a sinistra del castello del moschesin, per chi guarda da Agordo.
Ai suoi 2337 metri ci si arriva facilmente, ma negli ultimi pochi metri per giungere sul punto più alto della cresta bisogna affrontare un passaggio dove è consigliabile legarsi.
Dal pian di caleda, raggiungibile in 15 minuti da Agordo salendo verso il passo Duran, si segue l'altavia n1 in direzione forc. moschesin per circa un ora.Puntando ora alla ben visibile forcella Larga si risale quindi un sentierino tra i mughi, poi si continua su ripido ghaione, goingendo dopo un altra ora buona alla forcella.
Da qui ci si dirige verso sinistra, lungo il primo tratto che porta alla normale del Castello, rislaendo roccette e ghiaie verso sinistra, mirando quindi alla nostra piccola vetta.
Si superano dei salti di roccia, il primo con roccette, il secondo, più alto, grazie a un caminetto verso sinistra (primo grado).
L'ultimo sforzo conduce alla cresta, tramite un altro camino verso sinistra.
Ora cè da fare l'ultimo passo, è un 2° grado esposto, leggermente strapiombante e non molto sicuro nella roccia. Conviene quindi legarsi e salire uno alla volta sulla piccolissima vetta.
mercoledì, novembre 01, 2006
Sasso di Càleda
Importante torre di 2132 metri che si staglia elegante sopra il pian di Caleda, vicino al passo Duràn.
Fa parte del gruppo del San Sebastiano.
E' costituita da due cime, entrambe salibili con un tiro di corda al massimo di 4° grado.
La zona si raggiunge salendo nel Van di Caleda tramite comodi sentieri e facili roccette, preferibilmente dal piccolo parcheggio vicino al torrente. Quando si è nel Van si sale fino a mirare a sinistra, tenendosi comunque molto più in alto del livello della torre. Poi si può scendere per roccette e tracce fino a trovare un primo canale, che si sale senza problemi.
La cima più alta si raggiunge ora con 30 metri friabili fino al 4°, dai pressi di una zona di mughi. Si giunge su un pianoro nel quale si stagliano altre due cimette. Noi siamo saliti su quella di sinstra (dovrebbe essere la maggiore), partendo da un forcellino tra le due cimette e poi per breve crestina.
Per scendere calata in doppia di 30 metri dai mughi vicino al bordo del pianoro.
L'altra cima, più bassa , è quella che si vede dalla statale e che offre un ottimo panorama.
Dal punto di attacco della cima principale, si attraversa a sinistra sotto a dei tetti gialli, per salire un canalino (pass 2+) fino alla focrellina.
Si sale ora per 15 metri da un altra forcellina con uno spuntone secondario, per camino-diedro di 3+ friabile, sostando su un masso di vetta.
sabato, ottobre 21, 2006
Becco di mezzodi


Si sale ora per 20 metri verso destra, prima per un breve camino di 2+, poi per ghiaie. Da qui verso destra fino alla base di un camino di 20 metri, che si sale prima sullo spigolo (3°), poi nel camino, dove si trovano due chiodi a pressione vicini per superare un difficile passaggio.
Si arriva a una sosta e si sale ancora verso destra per alttro breve camino per pochi metri.
Si può ora salire per rocce fino in cresta (pass 3°), oppure s va verso destra per cengia e poi facilmente in cresta e quindi in vetta.
In discesa doppia due doppie di venti metri.
martedì, ottobre 17, 2006
Cima delle Rocchette e guglietta

C'è una zona vicino al passo cereda, nelle pale di San Martino, ricca di gugliette e torrioni.
L'itinerario qui presentato giunge sull' erbosa cima delle Rocchette e su una di queste guglie.
Dal passo cereda si segue una stradina in parte asfalata fino al maso Brunet, poco dopo si sale per evidente sentiero dell alta via N 2 fino a uno spiazzo erboso dal quele si vedono le prime guglie.
Per tracce o sentiero si sale abbastanza liberamente fino alla sommità dei prati, verso destra, per cresta erbosa un pò esposta, si arriva alla cima delle Rocchette.
Da qui ottimo panorama sulla val canali
Scendendo abbiamo raggiunto una delle gugliette, alta a occhio 70 metri sul versante sud.
Da una forcellina con un altra guglia, si sale per 30 metri prima facilmente, poi con 10 metri fino al 5° grado, prima verso sx, poi traversando a destra fino a salire a diedro, fin presso la cima sostando su uno spuntone. Da qui in pochi metri alla piccolissima cima.

In discesa doppia da 25 metri dallo spuntone.
sabato, settembre 30, 2006
Gran Vernel
Grandiosa cima di 3210 metri nel gruppo della Marmolada,in una zona solitaria nonostante la vicinanza con Punta Penia.
La normale percorre il versante est, con una rampa-camino fino al 3° grado e una cresta dapprima esposta e non facile, poi più scorrevole.
La salita è su roccia spesso malsicura ma di bassa difficoltà. E' però un itinerario molto lungo e faticoso, che ci ha richiesto 5 ore, sola andata, dal passo Fedaia.
Ci sono alcune doppie da 35 metri già attrezzate.
Dal passo Fedaia si giunge sotto al pian dei fiacconi, qui si volta a destra superando la caratteristica formazione rocciosa triangolare, puntando al canalone di forcella Marmolada. Si oltrepassa lo sbocco del canalone e si risale il faticoso ghiaione che porta a forcella Vernel, tra il Gran e il Piccolo Vernel, superando anche una fascia di rocce a destra (essendo il 30 settembre non abbiamo trovato neve).
Poco prima della forcella si sale per facili rocce fino alla base di una ripida rampa che più in altro diventa camino-diedro.

Con due tiri da 40 metri (soste su 2 chiodi) fino al 3° piuttosto friabile ( con numerosi blocchi instabili) si raggiunge, dopo il diedro-camino finale (chiodo che ci siamo proprio dimenticati di togliere...), una forcellina con uno sperone, sostando su uno spuntone.

Da qui pochi metri esposti e si arriva a una conca ghiaiosa (sosta su 3 chiodi a dx), dalla quale facilmente, verso sinistra, si arriva in cresta. Sostando su spuntoni si percorre brevemente una cresta , aggirando un gendarme e salendo un brevissimo canalino di 2° grado piuttosto esposto, e si arriva a uno spuntone con cordone.


Da qui le difficoltà calano e, oltre un forcellino, si percorre la lunga cresta esposta ma non difficile , però friabile nell iniziale salto di un paio di metri, e si arriva in vetta.
Al ritorno 4 doppie fino a 35 metri circa.

se vieni da mountainadventure per tornarci: http://www.mountainadventure.it/
giovedì, settembre 28, 2006
Tamer Piccolo
E' il punto più alto del gruppo del San Sebastiano-Tamer.
La cima è alta solo 3 metri in più del frequentatissimo Tamer Grande (a dispetto del nome è più basso).
La normale è estremamente friabile nei pressi della cima.
Presenta pochi metri di 3° solido e il resto circa 2° grado, è utile portarsi qualche cordino e 60 metri di corda per 2 calate da 30 metri, sopratutto per calarsi dalla cima dato che questi metri risulterebbero molto sgradevoli da fare in disarrampicata. Eventualmente anche martello e un paio di chiodi per assicurazione.
Dallo spiazzo sul pian di Caleda si sale per sentiero e passaggi su rocette fino al Van de Caleda, da qui si mira a forcella Porta. Giunti in forcella si segue lungamente la comoda cengia che porta verso sud, fino a un canale che si risale. Qui stacca il resto della normale al tamer Grande. Per la nostra cima invece si arriva a una forcellina, si prende una cengetta in salita, giungendo a una zona ghiaiosa (ometti). Ora si sale un bel canale-camino di 30 metri che presenta alcuni metri non esposti di 3° solido in una fessurina (più facile se si sale in una camino a sx ma più esposto).
Si giunge a un altra zona ghiaiosa (chiodo con cordino )e ora per canale e roccette molto friabili si arriva sotto alla vetta (che è l'elevazione a dx). Gli ultimi 4 metri sono estremamente friabili, anche se facili.
In discesa, ci si cala per 30 metri, poi per altri 30 nel canale-camino.
calata dalla cima
la cima è stretta...
giovedì, settembre 07, 2006
Cima valtorta e torrette di valtorta

La cima di valtorta è una piccola elevazione, slanciata e acutissima se vista dalla valle di San Lucano.
La salita qui proposta è un alternativa più impegnativa alla breve via normale.
E' un solo tiro di corda da 55 metri di sviluppo fino al 3°.
Dalla malga Agner o dal rifugio scarpa si arriva per tracce alla base di questa cima, si giunge alla forcella tra essa e le torrette di valtorta.
Si supera lo spigoletto fatto di mughi fittissimi, giungendo subito nei pressi di un canale erboso. Qui ci si lega, si sale brevemente il canale (2°), si piega a destra (la normale invece prosegue dritto e poi continua per cengia inclinata) e si supera usa fascia di rocce 3°), si attraversa per larghe placche molto inclinate ma lisce (1° un pò delicato), fino alla base di un camino. Si sale il camino per 10 metri di 3°-, sostando infine su un grosso albero. Da qui si può proseguire slegati per canale erboso fino in vetta.
Discesa per la stessa via , con due doppie da 20 metri.
Per le torrette, autentiche perle di una trentina di metri (se non meno), si arriva alla forcellina tra esse e il dente di Satanasso (cima a ovest). Si arriva in mezzo al mazzo di torri, e una di esse (quella verso ovest, una delle due più alte) si raggiunge facilmente con 4 metri di 4° in fessura non esposti, poi con altri pochi metri molto facili anche se in un punto un pò esposti. (quanta gente sarà arrivata quassù nel corso degli anni? 4-5 ?)
Pizzetti d'Agner

Il pizzetto ovest è una bella cima nel gruppo dell Agner.
Un possibile itinerario è questo, con un tratto della via di De Col e un tratto di normale.
altezza dei pizzetti 200 metri.
in generale 2° e 3° grado, un passaggio di 4°, roccia ottima.
Dalla malga agner o dal rifugio scarpa lungo il sentiero minussi si arriva alla base dei pizzetti.
Si ariva allo spigolo sinistro del pizzetto ovest, si risale un canale di 2° grado fino sotto un risalto con camino. Si sale il camino (piccola clessidra o spuntone per sosta alla base,7 metri di 3°), si prosegue per rocce e fessure con erba, sostando dopo 55 metri su grande clessidra con cordone sotto un salto roccioso. Si supera il salto (4°) e si arriva quindi sulla grande cengia erbosa inclinata a metà pizzetto ( meglio fare sosta appena sotto la cengia). Quindi si arriva alla forcella tra i due pizzetti, con passaggi in roccette un pò esposti. Da qui un tiro di corda prima in leggera salita, poi a sinistra superando un caminetto fino al 3° ,conduce a una sosta con cordono e chiodo. Dalla sosta si attraversa ancora verso ovest, salendo verso la cima dai pressi di uno spiazzo erboso e sostando su spuntone e chiodo (40 metri, 2°, passaggio). L'ultimo tiro da 35-40 metri conduce in vetta (grande masso per sosta) (2° e passaggio di 3° in camino appena sotto la vetta).
Per la discesa: lungo la stessa via fino alla forcella, poi calata di 20 metri nel canalone fra i due pizzetti, e facile discesa.
L'itinerario è tecnicamente facile ma molto esposto nel lato settentrionale (quello che NON si vede in foto), con bella e tetra visione delle pale e della valle di san lucano 1400 metri più sotto
giovedì, aprile 20, 2006

Col Valoriet – Cima Nord 1880m
The LifeQuest
(Alberto Da Ronch - Carlo Pagani, 3-9-2004)
Sviluppo 330m
Ore impiegate 7
Roccia ottima, solo a tratti discreta
3°,4°,1p 5°-
Il Col Valoriet è una cima nel gruppo del Civetta. Si trova nei pressi del Framont, di fronte alle pareti ovest delle Torri Del Camp. Ben visibile anche dalla val Corpassa. The LifeQuest è una logica e facile via che segue lo spigolo della cima secondaria (Cima nord, top.proposto, probabilmente mai raggiunta prima) fin quasi in vetta, per poi aggirare la zona gialla. La salita è in parte discontinua. Per raggiungere il colle è necessario, dalla forcella del Camp, scendere per 300m di dislivello lungo il ruscello di fondovalle. Ometto alla base dello spigolo. Usati friends, cordini, 8 chiodi. Lasciati 4 chiodi e i cordini su quasi tutte le soste
1° Si sale sul filo dello spigolo inclinato, con arrampicata un pò tecnica, sulla sinistra si supera poi una fessura anche strapiombante (1 ch) fino ad uscirne e proseguendo su facili rocce rovinate dalla presenza di erba. Sosta su due chiodi . (3°-,5°-,2°) 55m
2° Si continua sulla insidiosa rampa inclinata, arrampicando quindi su rocce a tratti verticali, uscendo su un terrazzino. Sosta su massi. (2°, 4°) 50m
3° Dopo aver scartato a sinistra un diedro, la via prosegue su rocce facili. Sosta su spuntoni (3°)25m
4° Dagli spuntoni si prosegue per rocce, poi su facile pendio, fino al suo termine. Sosta su 1 ch e mugo. (3°,1°)30m
5° Questo tiro si svolge nel grande camino-canale a sinistra, raggiungibile con breve attraversata. Sosta da attrezzare prima di un risalto roccioso (3°+)30m
6°Si supera l’evidente fessura, proseguendo quindi fino a degli enormi blocchi incastrati, dove si sosta. (4°,2°) 45m
7°Sopra i blocchi sono possibili due opzioni: proseguire nel camino o uscirne, districandosi fra i mughi dell’esile crestina. Sosta su grandi mughi, alla base della parete terminale.( 3°, 2°, +difficile se nel camino) 50m
8° L’ultimo tiro supera con libera arrampicata la parete terminale fino alla mugosa cima. (4°,3°)45m
Discesa in doppia per la stessa via, non sempre scorrevole.
domenica, aprile 09, 2006
Via Fantasia zero

MOIAZZA - Figlio della Jolanda
Via Fantasia zero
Carlo Pagani – Alberto Da Ronch in c.a.
il 6 agosto 2005
Breve e logica via che percorre il versante sud-est del figlio della Jolanda, piccola cima che si vede dal Passo Duran subito a destra della torre Jolanda
Lunghezza : 170m fino al 5° grado nel diedro
Ore : 2
Roccia ottima, leggermente friabile nel diedro iniziale
L’attacco è posto alla base di un regolare diedro verticale che sormonta una fascia di placche inclinate.
Dal sentiero di avvicinamento della torre Jolanda, si attraversa sotto il torrione, poi si sale un canalone e infine si percorre una cengia mugosa sopra alle placche (pass 1°).
( 1h e 1/4 dal passo duran)
1)
Dalla cengia si sale per circa 30 metri il diedro, deviando a destra nell’ultima parte (1 ch) , raggiungendo quindi a sinistra alcuni grossi mughi dove si sosta (35m, 5° e 4°)
2)
Si aggira a sinistra lo spigolo, poi lo si sale evitando il piccolo strapiombo iniziale, salendo per belle placche di ottima roccia ( cordino su due clessidre), aggirando a destra un altro strapiombo fino a uno spiazzo con mugo vicino ad una precaria lama staccata (30m, 4, pass 4+)
3)
Dallo spiazzo si sale per un canalino inclinato fino a una cengia sotto a degli strapiombi gialli, che si percorre per pochi metri verso sinistra, andando poi a sostare su uno spuntone posto nei primi metri della parete sovrastante (30m, 2° e 3°)
4)
Si arrampica sulla parete sovrastante, superando alcuni facili strapiombetti, raggiungendo la cresta del torrione, sosta su spuntone ( 30m, 4° e 3°)
5)
Si percorre la facile cresta in direzione della cuspide sommitale. La cima si raggiunge tramite una fessura di pochi metri. Sosta su masso in vetta (45m, 2° e 4°)
Sono stati usati due chiodi , alcuni friends e cordini, lasciati un chiodo e un cordino su clessidra
La discesa si svolge nel canalone tra la torre Jolanda e la nostra cima
