Per informazioni su molte vie normali oltre a quelle qui descritte (Più o meno tutte le cime del gruppo Tamer-San sebastiano, Moiazza, qualcuna in Civetta,Agner, Pale di san lucano ecc ecc..) non esitate a contattarmi ad aldaronch@hotmail.com

domenica, ottobre 05, 2008

Feruch, cima est

Esistono luoghi ancora integri,ancora veri e vivi. Esistono gruppi montuosi difficili da percorrere in ogni loro sentiero. I Monti del sole appartengono a questa minoranza e rimangono il gruppo più aspro delle dolomiti. Si svelano nella loro bellezza se si guardano con attenzione da Agordo, o dalla val cordevole, da dove si possono vedere le bianche pareti dei feruch e della torre del Mont alt. L'itinerario qui descritto raggiunge la cima est dei Feruch, lungo un tracciato estremamente lungo e faticoso, pur con difficoltà alpinistiche modeste. Data la presenza delle resistentissime zecche (ne abbiamo contate 50 a fine settembre), data la lunghezza, gli accidenti del terreno, i continui saliscendi, i passaggi esposti, le difficoltà alpinistiche, l'itinerario è consigliabile solo a chi è realmente affascinato e motivato nel raggiungere questa cima. Si parte da Gena bassa, sul lago del mis, giungendo dopo mezzora a gena alta per stradina asfaltata. Qui, nei pressi di una fontana, inizia il sentiero che porta al bivacco Valdo. Lo si raggiunge dopo almeno 3 ore di cammino, oltrepassando il bivo per il zimon de gena e quello per forcella Zana, con saliscendi e roccette, oltre a un breve canalino umido ed attrezzato. Appena sotto al bivacco Valdo, saggiamente mimetizzato nel bosco, ci si immette nel van della Borala, circondato dall'omonima cima, dalla cima Larga,
dalla torre dei Feruch, e dal Tornon. Proprio a metà parete del tornon passa una cengia che si percorre non senza passaggi esposti e friabili (anora qualche franamento e in un punto sarà indispensabile assicurarsi ai mughi).

Si continua lungo il sentiero segnalato, superando anche un passaggio molto esposto, meglio se affrontato a carponi. Si salgono ancora placche inclinate e compatte, un pò esposte, giungendo infine sotto alla parete della cima est, ormai non lontani dalla agognata forcella dei Pom e in vista della grande parete della cima Bus del diaol
Per prati ripidi e altre roccette si giunge appena sotto a forcella dei Pom, piegando a sinistra verso il canalone che divide in due la cima Est dei Feuch.


Lo si raggiunge per ghiaie, e lo si risale superando passaggi di 2° grado e un tratto di 3°. Noi siamo andati troppo a sinistra e ci siamo trovati di fronte a tre chiodi di sosta e a uno breve strapiombo molto impegnativo (6°), ma tenendosi più a destra le difficoltà sono certamente non superiori al 3°. In breve si giunge a una forcellina e quindi, con gli ultimi emozionanti metri, verso sinitra, finalmente in cima. Da qui è evidente la complessa morfologia dei feruch, in particolare è interessante la lunga cresta fino alla cima della Borala. La discesa, snervante, è lungo la via di salita, con una calata di 10 metri nel salto del canalone (cordoni e chiodi presenti). Contare almeno 5 ore per la salita e 4 per la discesa,sempre con un occhio alle zecche, piccole ma utili ed efficaci custodi di questi luoghi stupendi e per ora ancora salvi dalla valorizzazione.Il link al sito di chi mi ha accompagnato: http://picasaweb.google.it/free1984/IMontiDelSole#

sabato, agosto 30, 2008

Cimon dei Zoldani


E’ la cima più importante, almeno come quota, dei cantoni del Framont, e sicuramente una delle meno visitate della Moiazza, nonostante la visibilità di cui gode. Presenta ad est un testone di roccia adagiato su banche ghiaiose, mentre ad ovest una parete di oltre 600 metri forma una coppia inaspettata assieme al più piccolo Campanile dei Zoldani. La via normale sale il versante orientale, percorrendo una caratteristica cengia e un diedro di 55 friabili metri fino al 3+. Dal rifugio Carestiato si segue il sentiero dell’Alta via fino al bivio per la val dei Cantoi-forcella delle Nevere-bivacco Ghedini, risalendo il sentiero fino ad oltrepassare un nuovo bivio per le torri del Camp. In alto, a destra del canalone che divide il Cimon dei Zoldani e la Cima delle Nevere, si vedono dei larici, che si raggiungono tramite delle banche ghiaiose ed erbose (con buona probabilità è possibile salire nel canalone partendo dal suo sbocco). Giunti su un ripido prato sospeso si entra nel canalone, lo si percorre brevemente (un pass 2°) e se ne esce per risalire a destra lungo ripide ghiaie intervallate da facili salti di roccia. Nei pressi di una nuova parete rocciosa, e ancora ben al di sotto della forcella nord dei zoldani, si oltrepassa il canalone per salire il versante opposto, aggirando uno spigolo, in direzione del testone compatto della nostra cima (ometti). Alla base del testone, verso sinistra si arriva a una forcella con uno spuntone, e qui inizia la cengia. E’ breve ma stretta, particolarmente in due punti, In uno, quasi all’inizio, è utile passare a carponi (o seduti, o come viene meglio, un passo del gatto insomma). Si percorre la cengia fino al grande diedro esposto a sud. Con 55 metri di corda si giunge, mirando a destra e ben più in alto della visibile anticima, a un terrazzino con chiodi.
Lungo il tiro la roccia diventa sempre più friabile, a metà circa si trova una sosta intermedia a sinistra, ma la seconda metà del diedro è comunque molto delicata.
Dal terrazzino con 30 sospesi metri di 2°, un pò esposti ma solidi, si giunge a una piccola anticima e subito dopo in vetta. Si scende per la via di salita, con due doppie da 30 metri nel diedro.

Campanile dei Campidei

Un piccolo ma caratteristico campanile sorge nel bucolico pian dei Campidei, nelle Pale di San Martino. E’ il campanile dei Campidei (o di Cencenighe), sottomesso alla mole delle vicine cime. L’itinerario qui descritto percorre lo spigolo sud, seguendo una vecchia e brevissima via alpinistica fino al 3° grado, su roccia ottima. Da Gares si segue il sentiero 755 diretto al passo delle Fede, giungendo in circa 2.30 ore al pian di Campido, dopo aver oltrepassato una forcella con il Driopare. Dopo aver risalito una ripida costa, si giunge alla base dello spigolo sud.

Da qui si entra in un cana sale a sinistra, per attaccare sulla parete di destra nel punto più agevole. Si sale per circa 15 metri di 3° grado, fino a un terrazzino sullo spigolo (clessidre). Dal terrazzino con altri 30 metri non difficili si giunge alle facili rocce nei pressi della cima, dalla quale il panorama è eccellente sul Focobon. La discesa si effettua a nord-est, con qualche passaggio di 2° non esposto.

lunedì, luglio 21, 2008

Cima dell'elefante

Nella selva di guglie e torrioni della val dei cantoni, in Civetta, spicca per la sua forma la cima dell'Elefante, la cui sagoma ricorda in modo preciso l'animale da cui il nome. La via normale presenta difficoltà di 3° grado in camino, su roccia buona con le soste chiodate. Anche questa salita di camino, in stagioni come questa troppo piovose, diventa bagnata e viscida.

Dal rifugio Vazzoler si percorre il sentiero che porta alla torre di Babele o al bivacco Tomè. In vista dell 'elefante, usciti da una zona con mughi, si risale il canalone tra lo Gnomo e la nostra cima, fino a dove una cengia verso sud-ovest permette di salire in diagonale. In breve, con passaggi di 1° grado, si arriva all'estremità della proboscide del pachiderma. Si piega ora a destra, salendo un tratto ghiaioso e giungendo in un canale-camino, dove si attacca.
Si supera il primo masso incastrato (3°+, due chiodi con cordino sopra al masso) e si prosegue per il camino fino ad un pulpito (cordino su spuntone), si supera una spaccatura e si giunge in una zona più facile, sostando su un ottima clessidra con fettuccia sulla destra (45 m). Dopo un tratto semplice (40m 1°, chiodo), si sale ancora nel camino superando 3 salti (3° grado, un chiodo in una nicchia a destra e un vecchio cuneo di legno sul fondo del camino) ,
sostando su cordino attorno a un masso incastrato.


Dal masso incastrato il camino diventa canale e porta senza difficoltà (un pass 2°) a una strettissima forcellina, che si oltrepassa (splendida visione della torre di Babele). Dalla forcellina, per facili rocce sulla sinistra si giunge alla base dell'ago sommitale, alto una quindicina di metri, la cui vetta si raggiunge con difficoltà di 3° grado.






La discesa si effettua in doppia (calate di 30m) lungo la via di salita.




mercoledì, giugno 25, 2008

Cima delle Sedole

Nella solida e scintillante val Canali i camini delle vie normali sono poco piacevoli dal punto di vista arrampicatorio, sopratutto dopo mesi di pioggia. La cima delle Sedole, che accoppiata al campanile D'Ostio forma una doppia torre, è uno di questi casi. La via normale percorre il canale-camino sul versante nord, che presenta passaggi di 3° grado nel superamento di alcuni salti intervallati da tratti agevoli.


Pala cristoforo, cime Sedole e il piccolo campanile Nico Gusella dal sentiero di avvicinamento

Da malga canali si segue il sentiero 711 che porta al bivacco minazio, per piegare a destra quando si giunge in una zona aperta (indicazioni per forcella sedole), giungendo quindi alla base del caratteristico campanile Nico Gusella, di forma trinagolare (2 ore dal parcheggio).

Si scende ora sul versante che guarda Fiera di Primiero, per pochi metri, su terreno malsicuro e friabile, e si attraversa lungamente verso sinistra (ometti) prestando attenzione,sopratutto nello scendere un salto di 4 metri di 2° grado.

Il tratto friabile in traversata al di là della forcella col campanile Nico Gusella


Si giunge così alla base del canale-camino. Si supera un primo risalto di 4 metri (3° ), trovando una sosta chiodata. Da qui si sale a sinistra una rampetta inclinata molto friabile, si piega a destra e si rientra nel canale tramite una cengetta, per giungere alla base di un saltino di 3° ben proteggibile che porta alla seconda sosta (circa 45 metri). Da qui si giunge alla forcella tra cime sedole e campanile d'ostio (pass 3°).


Il camino della normale, con il tracciato seguito


Nel camino


Dalla forcella, sul versante meridionale, si sale un camino pieno di detriti, mirando a destra alla panoramica vetta (sosta su masso, 45 metri).




All'inizio dell'ultimo tiro, dopo la forcellina


La discesa si svolge in doppia lungo l'itinerario di salita, accompagnati dall'insidia dei sassi.

Le foto sono state scattate da Marco Takyro http://groups.google.it/group/belluno-arrampicata?hl=it&lnk=srg

domenica, maggio 11, 2008

Croda Spiza

Nella iper frequentata Moiazza si possono trovare itinerari poco conosciuti, pur nella loro comodità e bellezza. L'itinerario qui descritto percorre lo spigolo sud della Croda Spiza, passando per la ponta dei gir, e ricongungendosi alla via di Penasa e Facciotto del 1941.


Dal passo duran in circa un ora si arriva alla base della croda spiza, spostandosi verso lo spigolo sud. Qui l'attacco, nei pressi di un diedro inclinato.

il primo tiro, con il tracciato seguito

Si sale il diedro inizialmente di 3° grado, per uscirne verso sinistra dopo circa 15 metri. Si percorre ora la parete (4°)puntando al diedrino giallo in alto, che inizia nei pressi di una cengetta. Il diedrino presenta una partenza strapiombante e su roccia malsicura. Si sale per circa 10 metri nel diedro, su roccia un pò friabile ma proteggibile con chiodi e friends, uscendo poi a sinistra giunti sotto allo strapiombetto terminale (pass 5+). Si sosta quindi su mughi (50 metri).


verso il diedro di 5+

Si supera ora un caminetto di pochi metri(3°), arrivando poi senza difficoltà fino in vetta alla ponta dei gir (2°, 50m)). Da qui si prosgue con prudenza per facili placche inclinate alternate a zolle erbose, giungendo alla base del diedro appoggiato terminale (pass 2°). Il diedro-camino di roccia compatta è lungo circa 40 metri e presenta passaggi di 3+, al suo termine si sosta in vetta, assicurandosi a un masso.

Il diedro inclinato finale


L'uscita della via

La discesa si svolge sul lastrone sommitale, puntando a una forcellina e calandosi da un masso con una doppia di circa 7 metri. Per ghiaie si ritorna in breve nei pressi dell attacco

lunedì, settembre 10, 2007

Cima dei Balconi

Caratterizzata da una grande parete che sovrasta Col di Prà, è una cima formata da una cresta che termina nei pressi dell'altopiano delle pale di san martino. La via di salita qui descritta è un itinerario fino al 2° grado, a tratti esposto sopratutto in cresta. Un pò prima della vetta è presente un caratteristico, e rinomato, cuore di roccia.

Da gares si segue il sentiero per malga campigat, da dove si imbocca una stradina terrosa in direzione di campo boaro. Si abbandona la stradina in corrispondenza di un tornante su un prato. Si prosegue per il prato e si scende un brutto canale friabile, di roccie marroni e verdi, con un passaggio di 2 grado. Si risale il versante opposto in direzione del piccolo nevaio (come in foto), poi si percorre una cengia erbosa a sinistra fino ad incontrare un canale che si risale interamente (1 pass 2° circa) fino ad una zona ghiaiosa. Da qui, a destra di un canale -camino, si sale lungo facili rocce senza via obbligata fino in cresta (pass 2°).





Qui si incontra il famoso cuore.

Dal cuore si prosegue facilmente per la cresta esposta fino in vetta.
Si continua quindi per la cresta, fino a che un passaggio difficile consiglia di scendere a destra, proseguire per una cengia e riprendere la cresta dopo una 40ina di metri. Qui terminano le difficolta e , risalita una scarpata di 200m di dislivello fino al coston delle saline, si arriva sull altopiano e si imbocca il seniero segnalato che riporta a campigat passando per il campo boaro












la cresta della cima dei balconi, dal coston delle saline

mercoledì, agosto 15, 2007

Guglia Rudatis

Ancora un uscita nel gruppo del Civetta..
La guglia rudatis (guglia della XLIII legione alpina Piave) è uno slanciatissimo torrione alto circa 100 metri sul versante ovest, posto all'imbocco del canalone degli aghi, proprio sopra alla sella di Pelsa.
La via normale di salita è un arrampicata di 80 metri fino al 5 grado, su roccia ottima. Qualche vecchio chiodo è presente nei 2 tiri di corda.
Si accede dal rifugio Vazzoler dirigendosi verso il Tissi. Sulla sella di Pelsa si devia a destra verso il canalone degli aghi. Ci si porta quindi all'attacco sul versante sud della nostra Guglia. La via percorre il versante sud-est della cima.

Si iniza ad arrampicare appena sotto alla forcellina tra il Bocia e la guglia, salendo prima per 3 metri su un roccione appoggiato alla parete (3°), attraversando quindi verso sinistra fino a riprendere lo spigolo. Da qui si sale prima verso sinistra (chiodo vecchio) , si supera un breve diedro (5°, chiodo vecchio) e altri strampiombetti e si giunge a un comodo terrazzino sotto a un pronunciato strapiombo (45 metri, 4 con passaggi di 5°). Dalla sosta chiodata si attraversa verso sinistra per una cengetta, per poi superare uno strapiombo appena oltrepassato lo spigolo (chiodo, 4+). Si attraversa verso sx ancora un pò e si sale prima in una nicchia, poi oltrepassando un altro chiodo e giungendo infine in vetta dopo aver superato un altro strapiombetto (5°). La roccia è ottima e ben appigliata lungo entrambi i tiri. In vetta Cè una clessidra a cui assicurarsi temporaneamente prima di raggiungere lo spuntone di calata, posto sulla verticale del terrazzino del primo tiro. Con due calate di 30 e 40 metri si ritorna alla base.

Strapiombo aggirabile nell' ultimo tiro

giovedì, luglio 19, 2007

Tridente del camp

Caratteristica cima del gruppo della Moiazza, posta nel ramo dei Cantoi del Framont.
E' composta da 3 punte: mignolo, punta di mezzo (la maggiore), punta nord. L'itinerario qui proposto raggiunge le 3 cime, con difficoltà attorno al 4 grado e un passaggio di 6/A0 se se vuole raggiungere il Mignolo.

Dal Passo Duran si percorre l'alta via in direzione Forcella Camp. Poco prima di essa si risale un canale pieno di mughi, trnendosi sulla sinistra, giungendo alla forcella della Pala del Camp (tra tridente e pala). Si sale ora il dosso mugoso giungendo alla base della parete (2.15 ore dal passo duran).

Si sale ora sulla parete del mignolo, mirando a una macchia di mughi in alto, caratterizzata dalla presenza di un piccolo obelisco di roccia( 30m, 3). Si prosegue ora in prossimità della crestina (iniziale passaggio di 4°), tenendosi sulla parete esterna, e giungendo alla forcellina del mignolo (40 metri, 3-4) sostando su un masso. Ora si può salire il mignolo, aggirando a sinistra dei piccoli tetti, salendo uno strapiombetto (6°/a0, chiodo) e giungendo sull'esile vetta (4°). Con una calata di 15 metri da un masso di nuovo in prossimità della forcellina.
Sul mignolo, dopo il passaggio azzerabile di 6°


Da qui con 45 metri si arriva sulla punta di mezzo, salendo inizialmente la paretina sopra alla forcella, piegando poi a sinistra in un canalino-camino, e giungendo per roccette e canalini in vetta (4-3, sosta su mughi o massi).

salendo sulla punta di mezzo, dalla forcellina del mignolo

La discesa si effettua dal versante nord fino alla forcella con la punta nord (40 metri), e con un altra calata lunga a piacere nel canalone che riporta in prossimità della base. Volendo dalla forcella si può raggiungere la punta nord con passaggi di 2+.

martedì, giugno 19, 2007

Cima delle Mede e Dente della Henrietta

Il ramo dei cantoni di Pelsa rappresenta la zona più caratteristica del gruppo del Civetta. In questa zona è presente infatti una grande quantità di cime, guglie, campanili, tutti saliti e nominati, anche se alti solo 20 metri sopra le ghiaie.
La cima delle Mede è invece una delle più alte di questo ramo di civetta, la salita è caratterizzata dalla cattiva qualità della roccia nei brevi passaggi di arrampicata.


In primo piano il dente della Henrietta, dall 'attacco per la cima delle mede


Da capanna trieste si segue la stradina sterrata
per il rifugio vazzoler e superatolo, prima di una discesa sotto alla torre Venezia, si sale per un sentierino a destra, superando l'attacco della normale alla torre Venezia ed entrando nel grande ghiaione della Val delle Mede. Si risale il ghiaione fino alla forcella delle mede, mirando a superare la paretina di destra. Questa si supera tramite fessura pochi metri più in la di detta forcella, giungendo a una sosta 15 metri più in alto , oppure , proseguendo ancora qualche metro a sinistra guardando la parete, per placche inclinate, per poi ritornare sopra alla fessura e raggiungere la sosta a chiodi. In entrambi i casi 3 grado. Dalla sosta, per camnalini e roccette, si mira a un torrione isolato, aggirandolo a destra e salendo quindi un canalino roccioso fino al suo termine (max 2 grado). Da qui si segue una cengia ghiaiosa fino a che si incontra un canalino. Si sale a destra del canalino per roccette, giungendo sull anticima delle Mede. Da qui si scende per 5 metri alla forcella del Bancon (noi abbiamo lasciato tempraneamente un cordino da utilizzare al ritorno per facilitare la salita sulla roccia marcia) e si sale il versante opposto, superando la paretina iniziale tramite una rampetta liscia alcuni metri a destra della forcella (fino al 2+). Si va ora verso sinistra, girando il fianco della cima, e giungendo quindi per facili rocce alla vetta. Discesa per la stessa via, con 10 metri di doppia sopra alla forcella del bancon, e altri 10-15 fino a forcella delle mede. Durante la salita si incontrano diversi ometti di sassi.


Civetta dalla cima delle mede

Ora , ritornati alla forcella delle mede, si può salire il dente della Henrietta, caratteristico torrione di una trentina di metri. Si va quindi a verso ovest una forcellina , che forma con un altro roccione. Si salgono quindi 20 metri di roccia compatta, obliquando leggermente verso destra , fino all esilissima vetta (iniziale passaggio di 4°, poi 3° grado).

salendo sul dente

Si scende infine per ila val delle Mede.

lunedì, maggio 28, 2007

Dente di Satanasso

Ardita cima a due punte situata nella stupenda zona orientale del gruppo dell Agner, sopra Agordo.
L'itinerario descritto raggiunge una delle due cime, quella più a sud.
Dalla malga Agner de fora si attraversa brevemente verso destra fino a incrociare alcuni alberi abbattuti da una valanga. Si risale la zona valanghiva fino a raggiungere i pendii della Pala della Madonna, putroppo caratterizzata dalla presenza di reti paravalanghe.
Si attraversano i paravalaghe, tenedosi a livello del Dente, giungendo al limite della Pala, dal quale si trova il passaggio più comodo per arrivare alla forcellina tra il Dente di Santanasso e alcune propaggini dello Spiz della lastia. Qui l'attacco.

Si sale per una rampa erbosa e rocciosa, con la possibilità di sostare a un mugo alla sommità di essa. Dall'ottimo mugo, attraversando verso sinistra (1°) per 20 metri fino a una nicchia erbosa, e poi salendo per 30 metri , dapprima lungo la parete sovrastante (3° grado) e poi per camino (4°), si giunge alla cresta, sostando su uno spuntone poco pronunciato. Da qui con una trentina di metri sulla cresta affilata (2°) si arriva alla cima.

L'altra cima, da noi non raggiunta, è raggiungibile per cresta , dopo essere scesi a una forcellina.
La discesa avviene per la via di salita, con doppia di 30 metri fino alla nicchia

martedì, dicembre 26, 2006

Gnomo di Babele

Piccola cima nel gruppo del Civetta, più precisamente all imbocco della val dei Cantoni.





Da Capanna Trieste si segue la mulattiera fino al rifugio Vazzoler, dal quale si imbocca il sentiero che conduce al bivacco Tomè nel van del Giazzer. In breve si arriva al ghiaione che scende dall´ "elefante" e dal nostro Gnomo.




Si risale il canalone tra queste due cime, fino nei pressi della forcella tra Gnomo e torre di Babele. Si sale brevemente un costone a destra, per poi abbassarsi (spuntone per ancoraggio) alla forcellina vera e propria (2° friabile), destreggiandosi tra la paretina e un enorme masso incastrato. Si sale una rampa, si arriva su un pulpito erboso (2°), con masso, e si affronta una breve paretina di 3° ( 5 metri ma esposto). Si aggira la cima verso est lungo una banca erbosa e baranciosa, per poi salire sulla rocciosa vetta con dei passaggi di 2°+. (30/40 minuti dall attacco)


Discesa:Dalla cima possibile doppia su clessidra fino alla banca erbosa. Poi con una corda doppia di 25 metri dai mughi dopo il salto di 3° grado si arriva alla forcellina. Qui o si scende direttamente nel canalone o si risale la paretina scesa all inizio. Si scende poi lungo il canalone.

domenica, novembre 19, 2006

Cima di forcella stretta


Cima non molto accentuata appena a sinistra del castello del moschesin, per chi guarda da Agordo.
Ai suoi 2337 metri ci si arriva facilmente, ma negli ultimi pochi metri per giungere sul punto più alto della cresta bisogna affrontare un passaggio dove è consigliabile legarsi.

Dal pian di caleda, raggiungibile in 15 minuti da Agordo salendo verso il passo Duran, si segue l'altavia n1 in direzione forc. moschesin per circa un ora.Puntando ora alla ben visibile forcella Larga si risale quindi un sentierino tra i mughi, poi si continua su ripido ghaione, goingendo dopo un altra ora buona alla forcella.
Da qui ci si dirige verso sinistra, lungo il primo tratto che porta alla normale del Castello, rislaendo roccette e ghiaie verso sinistra, mirando quindi alla nostra piccola vetta.



Si superano dei salti di roccia, il primo con roccette, il secondo, più alto, grazie a un caminetto verso sinistra (primo grado).
L'ultimo sforzo conduce alla cresta, tramite un altro camino verso sinistra.
Ora cè da fare l'ultimo passo, è un 2° grado esposto, leggermente strapiombante e non molto sicuro nella roccia. Conviene quindi legarsi e salire uno alla volta sulla piccolissima vetta.

mercoledì, novembre 01, 2006

Sasso di Càleda

Importante torre di 2132 metri che si staglia elegante sopra il pian di Caleda, vicino al passo Duràn.
Fa parte del gruppo del San Sebastiano.
E' costituita da due cime, entrambe salibili con un tiro di corda al massimo di 4° grado.




La zona si raggiunge salendo nel Van di Caleda tramite comodi sentieri e facili roccette, preferibilmente dal piccolo parcheggio vicino al torrente. Quando si è nel Van si sale fino a mirare a sinistra, tenendosi comunque molto più in alto del livello della torre. Poi si può scendere per roccette e tracce fino a trovare un primo canale, che si sale senza problemi.

La cima più alta si raggiunge ora con 30 metri friabili fino al 4°, dai pressi di una zona di mughi. Si giunge su un pianoro nel quale si stagliano altre due cimette. Noi siamo saliti su quella di sinstra (dovrebbe essere la maggiore), partendo da un forcellino tra le due cimette e poi per breve crestina.
Per scendere calata in doppia di 30 metri dai mughi vicino al bordo del pianoro.



L'altra cima, più bassa , è quella che si vede dalla statale e che offre un ottimo panorama.
Dal punto di attacco della cima principale, si attraversa a sinistra sotto a dei tetti gialli, per salire un canalino (pass 2+) fino alla focrellina.
Si sale ora per 15 metri da un altra forcellina con uno spuntone secondario, per camino-diedro di 3+ friabile, sostando su un masso di vetta.

sabato, ottobre 21, 2006

Becco di mezzodi


Cima di 2600 metri circa nel gruppo della Croda da Lago.




La via qui proposta non dovrebbe essere la via normale, è comunuqe un itinerario che presenta una breve arrampicata su roccia solida, con un passaggio in camino aiutato da vecchi chiodi a pressione.

Dal passo giau in due ore e mezza si arriva all attacco, percorrendo il lungi tragitto sotto ai lastoni del formin, risalendo poi il ghiaione dai pressi di forcella col duro, fino a giungere a un forcellino con visuale su cortina.



Si sale ora per 20 metri verso destra, prima per un breve camino di 2+, poi per ghiaie. Da qui verso destra fino alla base di un camino di 20 metri, che si sale prima sullo spigolo (3°), poi nel camino, dove si trovano due chiodi a pressione vicini per superare un difficile passaggio. Si arriva a una sosta e si sale ancora verso destra per alttro breve camino per pochi metri.

Si può ora salire per rocce fino in cresta (pass 3°), oppure s va verso destra per cengia e poi facilmente in cresta e quindi in vetta. In discesa doppia due doppie di venti metri.

martedì, ottobre 17, 2006

Cima delle Rocchette e guglietta


C'è una zona vicino al passo cereda, nelle pale di San Martino, ricca di gugliette e torrioni.
L'itinerario qui presentato giunge sull' erbosa cima delle Rocchette e su una di queste guglie.

Dal passo cereda si segue una stradina in parte asfalata fino al maso Brunet, poco dopo si sale per evidente sentiero dell alta via N 2 fino a uno spiazzo erboso dal quele si vedono le prime guglie.

Per tracce o sentiero si sale abbastanza liberamente fino alla sommità dei prati, verso destra, per cresta erbosa un pò esposta, si arriva alla cima delle Rocchette.
Da qui ottimo panorama sulla val canali

Scendendo abbiamo raggiunto una delle gugliette, alta a occhio 70 metri sul versante sud.



Da una forcellina con un altra guglia, si sale per 30 metri prima facilmente, poi con 10 metri fino al 5° grado, prima verso sx, poi traversando a destra fino a salire a diedro, fin presso la cima sostando su uno spuntone. Da qui in pochi metri alla piccolissima cima.


In discesa doppia da 25 metri dallo spuntone.

sabato, settembre 30, 2006

Gran Vernel

Grandiosa cima di 3210 metri nel gruppo della Marmolada,in una zona solitaria nonostante la vicinanza con Punta Penia.
La normale percorre il versante est, con una rampa-camino fino al 3° grado e una cresta dapprima esposta e non facile, poi più scorrevole.
La salita è su roccia spesso malsicura ma di bassa difficoltà. E' però un itinerario molto lungo e faticoso, che ci ha richiesto 5 ore, sola andata, dal passo Fedaia.
Ci sono alcune doppie da 35 metri già attrezzate.



Dal passo Fedaia si giunge sotto al pian dei fiacconi, qui si volta a destra superando la caratteristica formazione rocciosa triangolare, puntando al canalone di forcella Marmolada. Si oltrepassa lo sbocco del canalone e si risale il faticoso ghiaione che porta a forcella Vernel, tra il Gran e il Piccolo Vernel, superando anche una fascia di rocce a destra (essendo il 30 settembre non abbiamo trovato neve).


Poco prima della forcella si sale per facili rocce fino alla base di una ripida rampa che più in altro diventa camino-diedro.



Con due tiri da 40 metri (soste su 2 chiodi) fino al 3° piuttosto friabile ( con numerosi blocchi instabili) si raggiunge, dopo il diedro-camino finale (chiodo che ci siamo proprio dimenticati di togliere...), una forcellina con uno sperone, sostando su uno spuntone.



Da qui pochi metri esposti e si arriva a una conca ghiaiosa (sosta su 3 chiodi a dx), dalla quale facilmente, verso sinistra, si arriva in cresta. Sostando su spuntoni si percorre brevemente una cresta , aggirando un gendarme e salendo un brevissimo canalino di 2° grado piuttosto esposto, e si arriva a uno spuntone con cordone.






Da qui le difficoltà calano e, oltre un forcellino, si percorre la lunga cresta esposta ma non difficile , però friabile nell iniziale salto di un paio di metri, e si arriva in vetta.
Al ritorno 4 doppie fino a 35 metri circa.



se vieni da mountainadventure per tornarci: http://www.mountainadventure.it/

giovedì, settembre 28, 2006

Tamer Piccolo

E' il punto più alto del gruppo del San Sebastiano-Tamer.
La cima è alta solo 3 metri in più del frequentatissimo Tamer Grande (a dispetto del nome è più basso).



La normale è estremamente friabile nei pressi della cima.
Presenta pochi metri di 3° solido e il resto circa 2° grado, è utile portarsi qualche cordino e 60 metri di corda per 2 calate da 30 metri, sopratutto per calarsi dalla cima dato che questi metri risulterebbero molto sgradevoli da fare in disarrampicata. Eventualmente anche martello e un paio di chiodi per assicurazione.

Dallo spiazzo sul pian di Caleda si sale per sentiero e passaggi su rocette fino al Van de Caleda, da qui si mira a forcella Porta. Giunti in forcella si segue lungamente la comoda cengia che porta verso sud, fino a un canale che si risale. Qui stacca il resto della normale al tamer Grande. Per la nostra cima invece si arriva a una forcellina, si prende una cengetta in salita, giungendo a una zona ghiaiosa (ometti). Ora si sale un bel canale-camino di 30 metri che presenta alcuni metri non esposti di 3° solido in una fessurina (più facile se si sale in una camino a sx ma più esposto).
Si giunge a un altra zona ghiaiosa (chiodo con cordino )e ora per canale e roccette molto friabili si arriva sotto alla vetta (che è l'elevazione a dx). Gli ultimi 4 metri sono estremamente friabili, anche se facili.

In discesa, ci si cala per 30 metri, poi per altri 30 nel canale-camino.


calata dalla cima



la cima è stretta...

giovedì, settembre 07, 2006

Cima valtorta e torrette di valtorta


La cima di valtorta è una piccola elevazione, slanciata e acutissima se vista dalla valle di San Lucano.
La salita qui proposta è un alternativa più impegnativa alla breve via normale.

E' un solo tiro di corda da 55 metri di sviluppo fino al 3°.

Dalla malga Agner o dal rifugio scarpa si arriva per tracce alla base di questa cima, si giunge alla forcella tra essa e le torrette di valtorta.
Si supera lo spigoletto fatto di mughi fittissimi, giungendo subito nei pressi di un canale erboso. Qui ci si lega, si sale brevemente il canale (2°), si piega a destra (la normale invece prosegue dritto e poi continua per cengia inclinata) e si supera usa fascia di rocce 3°), si attraversa per larghe placche molto inclinate ma lisce (1° un pò delicato), fino alla base di un camino. Si sale il camino per 10 metri di 3°-, sostando infine su un grosso albero. Da qui si può proseguire slegati per canale erboso fino in vetta.

Discesa per la stessa via , con due doppie da 20 metri.



Per le torrette, autentiche perle di una trentina di metri (se non meno), si arriva alla forcellina tra esse e il dente di Satanasso (cima a ovest). Si arriva in mezzo al mazzo di torri, e una di esse (quella verso ovest, una delle due più alte) si raggiunge facilmente con 4 metri di 4° in fessura non esposti, poi con altri pochi metri molto facili anche se in un punto un pò esposti. (quanta gente sarà arrivata quassù nel corso degli anni? 4-5 ?)

Pizzetti d'Agner


Il pizzetto ovest è una bella cima nel gruppo dell Agner.
Un possibile itinerario è questo, con un tratto della via di De Col e un tratto di normale.

altezza dei pizzetti 200 metri.

in generale 2° e 3° grado, un passaggio di 4°, roccia ottima.
Dalla malga agner o dal rifugio scarpa lungo il sentiero minussi si arriva alla base dei pizzetti.
Si ariva allo spigolo sinistro del pizzetto ovest, si risale un canale di 2° grado fino sotto un risalto con camino. Si sale il camino (piccola clessidra o spuntone per sosta alla base,7 metri di 3°), si prosegue per rocce e fessure con erba, sostando dopo 55 metri su grande clessidra con cordone sotto un salto roccioso. Si supera il salto (4°) e si arriva quindi sulla grande cengia erbosa inclinata a metà pizzetto ( meglio fare sosta appena sotto la cengia). Quindi si arriva alla forcella tra i due pizzetti, con passaggi in roccette un pò esposti. Da qui un tiro di corda prima in leggera salita, poi a sinistra superando un caminetto fino al 3° ,conduce a una sosta con cordono e chiodo. Dalla sosta si attraversa ancora verso ovest, salendo verso la cima dai pressi di uno spiazzo erboso e sostando su spuntone e chiodo (40 metri, 2°, passaggio). L'ultimo tiro da 35-40 metri conduce in vetta (grande masso per sosta) (2° e passaggio di 3° in camino appena sotto la vetta).
Per la discesa: lungo la stessa via fino alla forcella, poi calata di 20 metri nel canalone fra i due pizzetti, e facile discesa.



L'itinerario è tecnicamente facile ma molto esposto nel lato settentrionale (quello che NON si vede in foto), con bella e tetra visione delle pale e della valle di san lucano 1400 metri più sotto