martedì, ottobre 20, 2009
Un appello (io accuso, di Luca Visentini)
Riporto integralmente da www.fuorivia.com:
Via! Partiti!
Questo è il testo finale, con le prime 167 firme di adesione, che sto già inviando in varie sedi.
Fatelo circolare, inviandolo a vostra volta dove credete sia utile. Per quanto mi riguarda, lo sto intanto mandando a: ALP, Rivista della Montagna, La Rivista del Club Alpino Italiano, Lo Scarpone, Le Alpi Venete, Le Dolomiti Bellunesi, il Messagero Veneto, il Gazzettino, il Notiziario del CAI di Pordenone e Mountain Wilderness.
Per cui non replicate l'invio ai soprastanti destinatari.
Chi volesse accompagnare il testo con delle foto significative si metta in contatto con Bambinodoro. Ma non subissatelo inutilmente. Siamo oramai operativi anche all'esterno di Fuori Via per cui... basta seghe.
IO ACCUSO
Io accuso una persona di cui per ora non faccio nome e cognome per non danneggiarla, al suo rientro dalle montagne, nella propria attività. Quando non è tanto ciò che si riporta delle montagne medesime che mi preme e m’indigna, quanto piuttosto ciò che vi si lascia.
E accuso alcuni soci del Club Alpino Italiano che danno manforte a questo privato, nella sua maniacale campagna d’intervento e stravolgimento sul terreno. Non preciso nemmeno tali soci, per non metterli in difficoltà con l’intero sodalizio, avendo essi disatteso il Bidecalogo o Documento programmatico per la protezione della natura alpina votato all’Assemblea dei delegati di Brescia nel 1981, le finalità della Commissione centrale per la tutela dell’ambiente montano costituitasi nel 1984, le speranze per un riscatto ecologico dell’alta quota sorte con la fondazione a Biella nel 1986 di Mountain Wilderness da parte del Club Alpino Accademico Italiano e dei migliori alpinisti internazionali, gli stessi intenti della Charta di Verona approvata al termine del Congresso nazionale nel 1990, le Tavole di Courmayeur o Norme di autoregolamentazione del CAI per la protezione dell’ecosistema alpino promulgate nel 1995, le disposizioni limitative contenute nel più recente manuale “Sentieri – Pianificazione segnaletica e manutenzione, vol. 1” e soprattutto il buon senso.
Succede comunque che il nostro soggetto, da qualche anno, si adopra nella verniciatura sistematica delle vie di salita pure alpinistiche alle vette anche remote, dei valloni selvaggi e degli antichi viaz dei cacciatori, in tutte le Dolomiti Orientali. Appone enormi bolli, frecce, scritte, sulla roccia. Non si contiene e per esempio lungo un saltino di cinque metri è capace di reiterare il vandalismo addirittura cinque volte!
Qua in Oltrepiave non sta però trovando vita facile. Con diversi partecipanti al forum di montagna Fuori Via e con l’avallo del CAI di Cimolais e del CAI di Claut, nonché previa informazione alla Stazione del Soccorso Alpino dell’Alta Val Cellina, alla Commissione Giulio-Carnica Sentieri e al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, abbiamo cominciato a cancellare quest’estate i suoi misfatti. E lui è tornato ultimamente di soppiatto a riproporli. Pazienza, glieli cancelleremo ancora. Ricorreremo infine a un’ordinanza comunale, se non la smetterà.
Ma rimane per i gruppi più a nord una mina vagante e quindi un pericolo per le ultime macchie bianche nella topografia del nostro Paese, già brutalmente antropizzato. Imbratta ogni cima, lo ripeto, è seriale. Uccide l’avventura. Compromette la scoperta. Riduce l’autonomia. Si nasconde dietro al falso alibi che così facendo donerebbe a molti l’opportunità di non perdersi. Mentre invece contano il suo ego smisurato e lo zelo pseudomissionario e duro a morire dei suoi compari associati.
Nell’era nuova delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Unesco io continuo a pensarla come sempre. Del mio passaggio sui monti cerco di lasciare meno tracce possibili.
Luca Visentini
Seguono intanto queste prime 167 firme di alpinisti ed escursionisti che aderiscono all’accusa. Ma dato che il malcostume di segnare vistosamente e scriteriatamente i rilievi dolomitici sta dilagando, poiché basta un finto valorizzatore a catena per deturpare il tutto, la nostra campagna continuerà.
Tiziano Abbà, Davide Azzaroni, Alessandro Bagato, Silvio Bagnini, Gianni Ballan, Roberto Barberi, Damiano Basso, Gianni Battimelli, Fabio Bechini, Paolo Bechini, Sergio Bella, Massimo Bellamio, Alessandro-Giacco Bellatorre, Silvia Benetollo, Pietro Bertera, Alessandro Bianchet, Orietta Bonaldo, Luca Bresolin, Marco Bresolin, Sergio Buricelli, Massimo Bursi, Giovanni Busato, Luca Bussolari, Marina Cadoppi, Matteo Caffini, Gianluca Calamelli, Alessandro Caldini, Luca Calvi, Adriano Campardo, Valentina Campiello, Federico Canella, Alessandra Cantoni, Stefano Capitanio, Adriano Cason, Nicola Cason, Lorenzo Castaldi, Gianpaolo Castellano, Nicola Cattania, Gregorio Ceccone, Lucio Ceschin, Paola Cesco Frare, Marisa Clerici, Valerio Coletti, Paolo Colombera, Alberto Contessotto, Andrea Corradi, Claudio Costa, Micol Costantini, Claudio M. Cremona, Mario Crespan, Francesco Dal Corso, Alberto Da Ronch, Davide De Carli, Armando Della Rocca, David Demetz, Dario De Rossi, Sandro De Toni, Massimo Di Giusto, Lorenzo Don, Maria Cristina Dorigo, Sandro Edelvais, Massimo Esposito, Gianni Fabbri, Gianluca Fant, Flavio Faoro, Marco Fardelli, Andrea Ferin, Emanuela Franchin, Amalia Franchina, Elisa Franchina, Andrea Gabrieli, Paolo Galli, Adriano Garlato, Mirco Gasparetto, Gianluca Gemin, Emiliano Giuffrida, Andrea Gobatti, Luigi Gobatti, Valentina Gottipavero, Lorenzo Gregoretti, Maria Teresa Guidotti, Roberto Iannilli, Bruno Illuminati, Sandro Iotti, Elisabetta Ladelli, Camilla Lamberti, Vito Lamberti, Francesco Lamo, Marco Lanzavecchia, Marco Lavaroni, Alessio Liquori, Giorgio Madinelli, Paolo Marchiori, Claudio Marcon, Matteo Marin, Claudia Martin, Renato Mazza, Walter Melli, Emanuele Menegardi, Franco Michieli, Claudio Mitri, Jolanda Molena, Chiara Morandini, Bruno Moretti, Marina Morpurgo, Ermanno Nardon, Luca Natali, Davide Necchi, Maria Luisa Nodari, Walter Novello, Enrico Paganin, Diana Parini, Emilia Patruno, Marco Pavan, Gaetano Pavani, Eros Pedrini, Giuseppe Penotti, Giorgio Perosa, Alberto Peruffo, Andrea Pes, Claudia Pesarini, Emanuele Pescialli, Andrea Pizzato, Elena Pollo, Giovanni Ponziani, Michele Porrino, Daniele Pozzati, Paola Pozzoli, Federico Ranzato, Marco Rocca, Anna Maria Rosanò, Corrado Rosati, Tommaso Rossi, Paolo Rossini, Fabio Sacchini, Giovanni Saltalamacchia, Stefano Salvia, Oscar Sandri, Davide Scaricabarozzi, Marco Schenoni, Alberto Scribani, Antonella Scurani, Paolo Seimandi, Jacopo Selleroni, Matteo Sgrenzaroli, Marinella Sia, Luca Signorelli, Marco Simionato, Maria Loretta Spaccatrosi, Daniele Spiniella, Stefano Squicciarini, Flavia Stacconi, Piergiovanni Stefani, Diego Stivella, Sandro Strappaveccia, Antonio Tazzoli, Silvia Tondello, Fausto Tonetto, Francesca Tonutti, Giuseppe Traficante, Lorenzo Trento, Natascia Vaghi, Gianfranco Valagussa, Ivo Valle, Gabriele Villa, Massimiliano Zamuner, Ettore Zuccolotto…
domenica, agosto 23, 2009
Spiz dela Lastia
Le molte cime del più bel gruppo montuoso delle dolomiti offrono sempre panorami grandiosi, su itinerari solidi e vertiginosi. La via normale allo spiz della Lastia rispecchia queste caratteristiche, con un percorso di cresta a picco sulla valle di san lucano, su ottima roccia. Dal parcheggio lungo il rettilineo che da Agordo porta a frassenè si imbocca la stradina che dopo più di un ora porta a malga Agner. Da Qui abbastanza liberamente si salgono i prati sovrastanti, fino sotto alle pareti dei pizzetti, per tagliare in costa verso destra, e risalire lungamente la pala della Madonna. L'attacco alla nostra cima si trova nei pressi di un intaglio di cresta, raggiungibile per ripidissimi prati.
Si sale un camino poco marcato fino ad un terrazzino (cordino attorno a spuntone, 3°, con passaggio iniziale di 4°, 30m).

Si prosegue più facilmente lungo la cresta, sostando in una macchia di mughi,prima di una paretina rocciosa.

Superata la paretina (3°) si sale sul filo di cresta, con memorabile vista sulla valle di san lucano, ci si abbassa leggermente e si arriva ad un pulpito(cordino). Si sale ora a destra dello spigolo, per pochi metri di 3° grado, fino a giungere su un grande tratto pianeggiante.

Incombono sulla sinistra le enormi pareti dello spiz d'agner nord. In vista dell'anticima, si giunge subito ad un piccolo forcellino, da dove ci si cala per 30 metri fino alla forcella con la cima principale (conviene lasciare appesa la corda, da usare al ritorno). In breve e facilmente si arriva in vetta. La cima è isolata e permette grandiose visioni sulle pale di san lucano, sull'agner, sul fondovalle agordino.


Al ritorno si risale fino alla cresta principale con passaggi di 3°.
Una calata permette di arrivare nei pressi della macchia di mughi del secondo tiro, e un altra calata riporta all'attacco.
domenica, luglio 26, 2009
Crepa bassa

L'itinerario per la cima attacca allo sbocco del canale della forcella intermedia, per arrivare alla stessa forcella e da qui seguire la cresta, con passaggi di 2° grado su roccia buona ma spesso esposta. Dalla malga Grava si segue il sentiero-stradina 557 fino a poco sotto la forcella della grava. Si imbocca un vallone per arrivare nel Vant della moiazzetta della grava. In breve si giunge nella parte superiore del vant, in vista della forcella intermedia , della crepa alta e della forcella superiore delle crepe.

Il canale della forcella presenta un iniziale passaggio di 2° grado, mentre poi la salita è su ghiaione.
Dalla forcella si mira inizialmente a destra per cengetta, poi a sinistra, per poi ritornare a destra attraverso un forcellino con uno spuntone.
Da qui si continua per la cresta di 2° grado (trovati due chiodi con cordino),con alcuni saliscendi, uno dei quali è esposto su roccia compatta.

In vista della cima si presenta una paretina di pochi metri di roccia compatta. E' possibile salirla direttamente oppure scendere a destra in un canalino e risalire fino a un intaglio con una piccola anticima (2° grado un pò esposto).

Con pochi passi si giunge in vetta. La discesa si effettua lungo l'itinerario di salita. Eventualmente è possibile assicurasi sia in salita che in discesa ai numerosi spuntoni presenti.
domenica, ottobre 05, 2008
Feruch, cima est
dalla torre dei Feruch, e dal Tornon. Proprio a metà parete del tornon passa una cengia che si percorre non senza passaggi esposti e friabili (anora qualche franamento e in un punto sarà indispensabile assicurarsi ai mughi).
Si continua lungo il sentiero segnalato, superando anche un passaggio molto esposto, meglio se affrontato a carponi. Si salgono ancora placche inclinate e compatte, un pò esposte, giungendo infine sotto alla parete della cima est, ormai non lontani dalla agognata forcella dei Pom e in vista della grande parete della cima Bus del diaol
Per prati ripidi e altre roccette si giunge appena sotto a forcella dei Pom, piegando a sinistra verso il canalone che divide in due la cima Est dei Feuch.
Lo si raggiunge per ghiaie, e lo si risale superando passaggi di 2° grado e un tratto di 3°. Noi siamo andati troppo a sinistra e ci siamo trovati di fronte a tre chiodi di sosta e a uno breve strapiombo molto impegnativo (6°), ma tenendosi più a destra le difficoltà sono certamente non superiori al 3°. In breve si giunge a una forcellina e quindi, con gli ultimi emozionanti metri, verso sinitra, finalmente in cima. Da qui è evidente la complessa morfologia dei feruch, in particolare è interessante la lunga cresta fino alla cima della Borala. La discesa, snervante, è lungo la via di salita, con una calata di 10 metri nel salto del canalone (cordoni e chiodi presenti).
sabato, agosto 30, 2008
Cimon dei Zoldani
E’ la cima più importante, almeno come quota, dei cantoni del Framont, e sicuramente una delle meno visitate della Moiazza, nonostante la visibilità di cui gode. Presenta ad est un testone di roccia adagiato su banche ghiaiose, mentre ad ovest una parete di oltre 600 metri forma una coppia inaspettata assieme al più piccolo Campanile dei Zoldani. La via normale sale il versante orientale, percorrendo una caratteristica cengia e un diedro di 55 friabili metri fino al 3+. Dal rifugio Carestiato si segue il sentiero dell’Alta via fino al bivio per la val dei Cantoi-forcella delle Nevere-bivacco Ghedini, risalendo il sentiero fino ad oltrepassare un nuovo bivio per le torri del Camp. In alto, a destra del canalone che divide il Cimon dei Zoldani e la Cima delle Nevere, si vedono dei larici, che si raggiungono tramite delle banche ghiaiose ed erbose (con buona probabilità è possibile salire nel canalone partendo dal suo sbocco). Giunti su un ripido prato sospeso si entra nel canalone, lo si percorre brevemente (un pass 2°) e se ne esce per risalire a destra lungo ripide ghiaie intervallate da facili salti di roccia.
Lungo il tiro la roccia diventa sempre più friabile, a metà circa si trova una sosta intermedia a sinistra, ma la seconda metà del diedro è comunque molto delicata.
Dal terrazzino con 30 sospesi metri di 2°, un pò esposti ma solidi, si giunge a una piccola anticima e subito dopo in vetta. Si scende per la via di salita, con due doppie da 30 metri nel diedro.
Campanile dei Campidei
Da qui si entra in un cana sale a sinistra, per attaccare sulla parete di destra nel punto più agevole. Si sale per circa 15 metri di 3° grado, fino a un terrazzino sullo spigolo (clessidre). Dal terrazzino con altri 30 metri non difficili si giunge alle facili rocce nei pressi della cima, dalla quale il panorama è eccellente sul Focobon.
lunedì, luglio 21, 2008
Cima dell'elefante
Si supera il primo masso incastrato (3°+, due chiodi con cordino sopra al masso) e si prosegue per il camino fino ad un pulpito (cordino su spuntone), si supera una spaccatura e si giunge in una zona più facile, sostando su un ottima clessidra con fettuccia sulla destra (45 m). Dopo un tratto semplice (40m 1°, chiodo), si sale ancora nel camino superando 3 salti (3° grado, un chiodo in una nicchia a destra e un vecchio cuneo di legno sul fondo del camino) ,
Dal masso incastrato il camino diventa canale e porta senza difficoltà (un pass 2°) a una strettissima forcellina, che si oltrepassa (splendida visione della torre di Babele). Dalla forcellina, per facili rocce sulla sinistra si giunge alla base dell'ago sommitale, alto una quindicina di metri, la cui vetta si raggiunge con difficoltà di 3° grado.
La discesa si effettua in doppia (calate di 30m) lungo la via di salita.
mercoledì, giugno 25, 2008
Cima delle Sedole
Pala cristoforo, cime Sedole e il piccolo campanile Nico Gusella dal sentiero di avvicinamentoDa malga canali si segue il sentiero 711 che porta al bivacco minazio, per piegare a destra quando si giunge in una zona aperta (indicazioni per forcella sedole), giungendo quindi alla base del caratteristico campanile Nico Gusella, di forma trinagolare (2 ore dal parcheggio).
Si scende ora sul versante che guarda Fiera di Primiero, per pochi metri, su terreno malsicuro e friabile, e si attraversa lungamente verso sinistra (ometti) prestando attenzione,sopratutto nello scendere un salto di 4 metri di 2° grado.
Il tratto friabile in traversata al di là della forcella col campanile Nico GusellaSi giunge così alla base del canale-camino. Si supera un primo risalto di 4 metri (3° ), trovando una sosta chiodata. Da qui si sale a sinistra una rampetta inclinata molto friabile, si piega a destra e si rientra nel canale tramite una cengetta, per giungere alla base di un saltino di 3° ben proteggibile che porta alla seconda sosta (circa 45 metri). Da qui si giunge alla forcella tra cime sedole e campanile d'ostio (pass 3°).

Il camino della normale, con il tracciato seguito

Nel camino
Dalla forcella, sul versante meridionale, si sale un camino pieno di detriti, mirando a destra alla panoramica vetta (sosta su masso, 45 metri).
All'inizio dell'ultimo tiro, dopo la forcellinaLa discesa si svolge in doppia lungo l'itinerario di salita, accompagnati dall'insidia dei sassi.
Le foto sono state scattate da Marco Takyro http://groups.google.it/group/belluno-arrampicata?hl=it&lnk=srg
domenica, maggio 11, 2008
Croda Spiza
Dal passo duran in circa un ora si arriva alla base della croda spiza, spostandosi verso lo spigolo sud. Qui l'attacco, nei pressi di un diedro inclinato.
Si sale il diedro inizialmente di 3° grado, per uscirne verso sinistra dopo circa 15 metri. Si percorre ora la parete (4°)puntando al diedrino giallo in alto, che inizia nei pressi di una cengetta. Il diedrino presenta una partenza strapiombante e su roccia malsicura. Si sale per circa 10 metri nel diedro, su roccia un pò friabile ma proteggibile con chiodi e friends, uscendo poi a sinistra giunti sotto allo strapiombetto terminale (pass 5+). Si sosta quindi su mughi (50 metri).
verso il diedro di 5+
Si supera ora un caminetto di pochi metri(3°), arrivando poi senza difficoltà fino in vetta alla ponta dei gir (2°, 50m)). Da qui si prosgue con prudenza per facili placche inclinate alternate a zolle erbose, giungendo alla base del diedro appoggiato terminale (pass 2°). Il diedro-camino di roccia compatta è lungo circa 40 metri e presenta passaggi di 3+, al suo termine si sosta in vetta, assicurandosi a un masso.
La discesa si svolge sul lastrone sommitale, puntando a una forcellina e calandosi da un masso con una doppia di circa 7 metri. Per ghiaie si ritorna in breve nei pressi dell attacco
lunedì, settembre 10, 2007
Cima dei Balconi
Da gares si segue il sentiero per malga campigat, da dove si imbocca una stradina terrosa in direzione di campo boaro. Si abbandona la stradina in corrispondenza di un tornante su un prato. Si prosegue per il prato e si scende un brutto canale friabile, di roccie marroni e verdi, con un passaggio di 2 grado. Si risale il versante opposto in direzione del piccolo nevaio (come in foto), poi si percorre una cengia erbosa a sinistra fino ad incontrare un
Qui si incontra il famoso cuore.
Dal cuore si prosegue facilmente per la cresta esposta fino in vetta.
Si continua quindi per la cresta, fino a che un passaggio difficile consiglia di scendere a destra, proseguire per una cengia e riprendere la cresta dopo una 40ina di metri. Qui terminano le difficolta e , risalita una scarpata di 200m di dislivello fino al coston delle saline, si arriva sull altopiano e si imbocca il seniero segnalato che riporta a campigat passando per il campo boaro
la cresta della cima dei balconi, dal coston delle saline
mercoledì, agosto 15, 2007
Guglia Rudatis
La guglia rudatis (guglia della XLIII legione alpina Piave) è uno slanciatissimo torrione alto circa 100 metri sul versante ovest, posto all'imbocco del canalone degli aghi, proprio sopra alla sella di Pelsa.
La via normale di salita è un arrampicata di 80 metri fino al 5 grado, su roccia ottima. Qualche vecchio chiodo è presente nei 2 tiri di corda.
Si accede dal rifugio Vazzoler dirigendosi verso il Tissi. Sulla sella di Pelsa si devia a destra verso il canalone degli aghi. Ci si porta quindi all'attacco sul versante sud della nostra Guglia. La via percorre il versante sud-est della cima.
Si iniza ad arrampicare appena sotto alla forcellina tra il Bocia e la guglia, salendo prima per 3 metri su un roccione appoggiato alla parete (3°), attraversando quindi verso sinistra fino a riprendere lo spigolo.
Strapiombo aggirabile nell' ultimo tiro
giovedì, luglio 19, 2007
Tridente del camp
Dal Passo Duran si percorre l'alta via in direzione Forcella Camp. Poco prima di essa si risale un canale pieno di mughi, trnendosi sulla sinistra, giungendo alla forcella della Pala del Camp (tra tridente e pala). Si sale ora il dosso mugoso giungendo alla base della parete (2.15 ore dal passo duran).
Si sale ora sulla parete del mignolo, mirando a una macchia di mughi in alto, caratterizzata dalla presenza di un piccolo obelisco di roccia( 30m, 3). Si prosegue ora in prossimità della crestina (iniziale passaggio di 4°), tenendosi sulla parete esterna, e giungendo alla forcellina del mignolo (40 metri, 3-4) sostando su un masso. Ora si può salire il mignolo, aggirando a sinistra dei piccoli tetti, salendo uno strapiombetto (6°/a0, chiodo) e giungendo sull'esile vetta (4°). Con una calata di 15 metri da un masso di nuovo in prossimità della forcellina.
Da qui con 45 metri si arriva sulla punta di mezzo, salendo inizialmente la paretina sopra alla forcella, piegando poi a sinistra in un canalino-camino, e giungendo per roccette e canalini in vetta (4-3, sosta su mughi o massi).
salendo sulla punta di mezzo, dalla forcellina del mignolo
La discesa si effettua dal versante nord fino alla forcella con la punta nord (40 metri), e con un altra calata lunga a piacere nel canalone che riporta in prossimità della base. Volendo dalla forcella si può raggiungere la punta nord con passaggi di 2+.
martedì, giugno 19, 2007
Cima delle Mede e Dente della Henrietta
La cima delle Mede è invece una delle più alte di questo ramo di civetta, la salita è caratterizzata dalla cattiva qualità della roccia nei brevi passaggi di arrampicata.
In primo piano il dente della Henrietta, dall 'attacco per la cima delle mede
Da capanna trieste si segue la stradina sterrata
per il rifugio vazzoler e superatolo, prima di una discesa sotto alla torre Venezia, si sale per un sentierino a destra, superando l'attacco della normale alla torre Venezia ed entrando nel grande ghiaione della Val delle Mede. Si risale il ghiaione fino alla forcella delle mede, mirando a superare la paretina di destra. Questa si supera tramite fessura pochi metri più in la di detta forcella, giungendo a una sosta 15 metri più in alto , oppure , proseguendo ancora qualche metro a sinistra guardando la parete, per placche inclinate, per poi ritornare sopra alla fessura e raggiungere la sosta a chiodi. In entrambi i casi 3 grado. Dalla sosta, per camnalini e roccette, si mira a un torrione isolato, aggirandolo a destra e salendo quindi un canalino roccioso fino al suo termine (max 2 grado). Da qui si segue una cengia ghiaiosa fino a che si incontra un canalino. Si sale a destra del canalino per rocc
Civetta dalla cima delle mede
Ora , ritornati alla forcella delle mede, si può salire il dente della Henrietta, caratteristico torrione di una trentina di metri. Si va quindi a verso ovest una forcellina , che forma con un altro roccione. Si salgono quindi 20 metri di roccia compatta, obliquando leggermente verso destra , fino all esilissima vetta (iniziale passaggio di 4°, poi 3° grado).
Si scende infine per ila val delle Mede.
lunedì, maggio 28, 2007
Dente di Satanasso
L'itinerario descritto raggiunge una delle due cime, quella più a sud.
Dalla malga Agner de fora si attraversa brevemente verso destra fino a incrociare alcuni alberi abbattuti da una valanga. Si risale la zona valanghiva fino a raggiungere i pendii della Pala della Madonna, putroppo caratterizzata dalla presenza di reti paravalanghe.
Si attraversano i paravalaghe, tenedosi a livello del Dente, giungendo al limite della Pala, dal quale si trova il passaggio più comodo per arrivare alla forcellina tra il Dente di Santanasso e alcune propaggini dello Spiz della lastia. Qui l'attacco.
Si sale per una rampa erbosa e rocciosa, con la possibilità di sostare a un mugo alla sommità di essa. Dall'ottimo mugo, attraversando verso sinistra (1°) per 20 metri fino a una nicchia erbosa, e poi salendo per 30 metri , dapprima lungo la parete sovrastante (3° grado) e poi per camino (4°), si giunge alla cresta, sostando su uno spuntone poco pronunciato. Da qui con una trentina di metri sulla cresta affilata (2°) si arriva alla cima.
L'altra cima, da noi non raggiunta, è raggiungibile per cresta , dopo essere scesi a una forcellina.
La discesa avviene per la via di salita, con doppia di 30 metri fino alla nicchia
martedì, dicembre 26, 2006
Gnomo di Babele
Si risale il canalone tra queste due cime, fino nei pressi della forcella tra Gnomo e torre di Babele. Si sale brevemente un costone a destra, per poi abbassarsi (spuntone per ancoraggio) alla forcellina vera e propria (2° friabile), destreggiandosi tra la paretina e un enorme masso incastrato. Si sale una rampa, si arriva su un pulpito erboso (2°), con masso, e si affronta una breve paretina di 3° ( 5 metri ma esposto). Si aggira la cima verso est lungo una banca erbosa e baranciosa, per poi salire sulla rocciosa vetta con dei passaggi di 2°+. (30/40 minuti dall attacco)
Discesa:Dalla cima possibile doppia su clessidra fino alla banca erbosa. Poi con una corda doppia di 25 metri dai mughi dopo il salto di 3° grado si arriva alla forcellina. Qui o si scende direttamente nel canalone o si risale la paretina scesa all inizio. Si scende poi lungo il canalone.
domenica, novembre 19, 2006
Cima di forcella stretta

Cima non molto accentuata appena a sinistra del castello del moschesin, per chi guarda da Agordo.
Ai suoi 2337 metri ci si arriva facilmente, ma negli ultimi pochi metri per giungere sul punto più alto della cresta bisogna affrontare un passaggio dove è consigliabile legarsi.
Dal pian di caleda, raggiungibile in 15 minuti da Agordo salendo verso il passo Duran, si segue l'altavia n1 in direzione forc. moschesin per circa un ora.Puntando ora alla ben visibile forcella Larga si risale quindi un sentierino tra i mughi, poi si continua su ripido ghaione, goingendo dopo un altra ora buona alla forcella.
Da qui ci si dirige verso sinistra, lungo il primo tratto che porta alla normale del Castello, rislaendo roccette e ghiaie verso sinistra, mirando quindi alla nostra piccola vetta.

Si superano dei salti di roccia, il primo con roccette, il secondo, più alto, grazie a un caminetto verso sinistra (primo grado).
L'ultimo sforzo conduce alla cresta, tramite un altro camino verso sinistra.
Ora cè da fare l'ultimo passo, è un 2° grado esposto, leggermente strapiombante e non molto sicuro nella roccia. Conviene quindi legarsi e salire uno alla volta sulla piccolissima vetta.
mercoledì, novembre 01, 2006
Sasso di Càleda
Fa parte del gruppo del San Sebastiano.
E' costituita da due cime, entrambe salibili con un tiro di corda al massimo di 4° grado.

La zona si raggiunge salendo nel Van di Caleda tramite comodi sentieri e facili roccette, preferibilmente dal piccolo parcheggio vicino al torrente. Quando si è nel Van si sale fino a mirare a sinistra, tenendosi comunque molto più in alto del livello della torre. Poi si può scendere per roccette e tracce fino a trovare un primo canale, che si sale senza problemi.
La cima più alta si raggiunge ora con 30 metri friabili fino al 4°, dai pressi di una zona di mughi. Si giunge su un pianoro nel quale si stagliano altre due cimette. Noi siamo saliti su quella di sinstra (dovrebbe essere la maggiore), partendo da un forcellino tra le due cimette e poi per breve crestina.
Per scendere calata in doppia di 30 metri dai mughi vicino al bordo del pianoro.

L'altra cima, più bassa , è quella che si vede dalla statale e che offre un ottimo panorama.
Dal punto di attacco della cima principale, si attraversa a sinistra sotto a dei tetti gialli, per salire un canalino (pass 2+) fino alla focrellina.
Si sale ora per 15 metri da un altra forcellina con uno spuntone secondario, per camino-diedro di 3+ friabile, sostando su un masso di vetta.
sabato, ottobre 21, 2006
Becco di mezzodi


Si sale ora per 20 metri verso destra, prima per un breve camino di 2+, poi per ghiaie. Da qui verso destra fino alla base di un camino di 20 metri, che si sale prima sullo spigolo (3°), poi nel camino, dove si trovano due chiodi a pressione vicini per superare un difficile passaggio.
Si arriva a una sosta e si sale ancora verso destra per alttro breve camino per pochi metri.
Si può ora salire per rocce fino in cresta (pass 3°), oppure s va verso destra per cengia e poi facilmente in cresta e quindi in vetta.
In discesa doppia due doppie di venti metri.
martedì, ottobre 17, 2006
Cima delle Rocchette e guglietta

C'è una zona vicino al passo cereda, nelle pale di San Martino, ricca di gugliette e torrioni.
L'itinerario qui presentato giunge sull' erbosa cima delle Rocchette e su una di queste guglie.
Dal passo cereda si segue una stradina in parte asfalata fino al maso Brunet, poco dopo si sale per evidente sentiero dell alta via N 2 fino a uno spiazzo erboso dal quele si vedono le prime guglie.
Per tracce o sentiero si sale abbastanza liberamente fino alla sommità dei prati, verso destra, per cresta erbosa un pò esposta, si arriva alla cima delle Rocchette.
Da qui ottimo panorama sulla val canali
Scendendo abbiamo raggiunto una delle gugliette, alta a occhio 70 metri sul versante sud.

Da una forcellina con un altra guglia, si sale per 30 metri prima facilmente, poi con 10 metri fino al 5° grado, prima verso sx, poi traversando a destra fino a salire a diedro, fin presso la cima sostando su uno spuntone. Da qui in pochi metri alla piccolissima cima.


In discesa doppia da 25 metri dallo spuntone.
sabato, settembre 30, 2006
Gran Vernel
La normale percorre il versante est, con una rampa-camino fino al 3° grado e una cresta dapprima esposta e non facile, poi più scorrevole.
La salita è su roccia spesso malsicura ma di bassa difficoltà. E' però un itinerario molto lungo e faticoso, che ci ha richiesto 5 ore, sola andata, dal passo Fedaia.
Ci sono alcune doppie da 35 metri già attrezzate.

Dal passo Fedaia si giunge sotto al pian dei fiacconi, qui si volta a destra superando la caratteristica formazione rocciosa triangolare, puntando al canalone di forcella Marmolada. Si oltrepassa lo sbocco del canalone e si risale il faticoso ghiaione che porta a forcella Vernel, tra il Gran e il Piccolo Vernel, superando anche una fascia di rocce a destra (essendo il 30 settembre non abbiamo trovato neve).
Poco prima della forcella si sale per facili rocce fino alla base di una ripida rampa che più in altro diventa camino-diedro.

Con due tiri da 40 metri (soste su 2 chiodi) fino al 3° piuttosto friabile ( con numerosi blocchi instabili) si raggiunge, dopo il diedro-camino finale (chiodo che ci siamo proprio dimenticati di togliere...), una forcellina con uno sperone, sostando su uno spuntone.

Da qui pochi metri esposti e si arriva a una conca ghiaiosa (sosta su 3 chiodi a dx), dalla quale facilmente, verso sinistra, si arriva in cresta. Sostando su spuntoni si percorre brevemente una cresta , aggirando un gendarme e salendo un brevissimo canalino di 2° grado piuttosto esposto, e si arriva a uno spuntone con cordone.


Da qui le difficoltà calano e, oltre un forcellino, si percorre la lunga cresta esposta ma non difficile , però friabile nell iniziale salto di un paio di metri, e si arriva in vetta.
Al ritorno 4 doppie fino a 35 metri circa.

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